Una storia sempre attuale
Alcune idee, in cui ci tutti ci riconosciamo, estratte dal libro, simbolo della lotta contro ogni tirannia, Inghe SHOLL, “La Rosa Bianca”, edizione ITACA, 2019.
“Chiudi per un po’ occhi e orecchi davanti al frastuono dell’epoca. Non lo guarisci e non trovi salvezza fin quando il tuo cuore non si consacra. E’ tuo compito custodire, aspettare, vedere l’eternità nel giorno. Così sei già prigioniero e liberato nel fluire degli eventi del mondo. Si avvicina l’ora in cui ci sarà bisogno di te. Sii pronto per quel momento, e buttati tra le fiamme che stanno per spegnersi come ultimo ceppo”
“Strappateci il cuore, e il suo fuoco vi brucerà mortalmente” (Hans SCHOLL)
Cercavano, questi giovani, risposte. Partendo da Rilke, Stefan George, Nietzsche, Hòlderlin, approdarono agli antichi, Socrate e Platone, poi risalendo verso Agostino di Ippona e Pascal. Osservando il clima, inizialmente apprezzabile ed esaltante, del nazionalsocialismo ideale e la figura carismatica di Hitler, di subito tetro e asfissiante nel nazionalsocialismo reale, ove regnava arroganza e violenza, odio, rabbia e repressione, capirono che alla origine di simile fenomeno allignavano forze diaboliche, che diffondevano ignoranza, invidie, divisioni, delazioni, tramite propaganda e disinformazione. Decisero pertanto di fare squadra, in segreto, e di studiare liberamente, di riprendere la cultura e la civiltà millenaria, greco-romana e giudaico-cristiana, in tutta la sua ricchezza, insieme ai portati positivi della modernità e della scienza libera, quella vera, non quella della propaganda nazionalsocialista, come la teoria della razza ariana o quella che portava al disprezzo di invalidi e anziani ammalati, utili agli esperimenti negli ospedali, nelle case di cura, nelle case per malattie mentali.
“Ma più ancora lo opprimeva il dover vivere in uno stato, in cui la mancanza di libertà, l’odio e la menzogna erano divenuti la condizione normale. Le catene del dispotismo non divenivano forse sempre più strette e insopportabili? Ogni giornata che ancora si trascorreva in libertà non era forse un regalo?…Sembrava che orecchie invisibili ascoltassero tutto ciò che si diceva in Germania” (op.cit., pag. 27-28)
“Da alcuni mesi ci viene riferito che dei malati, ricoverati da tempo e che forse sembrano inguaribili, vengono portati via, con la forza, per ordine di Berlino, da case di cura per malattie mentali. Ai parenti viene poi regolarmente, dopo breve tempo, comunicato che l’ammalato è morto, che il cadavere è stato cremato, e che possono andare a ritirare le ceneri. E’ generale il sospetto, che è quasi una certezza, che questi decessi così frequenti e inattesi di malati di mente, non siano spontanei, ma indotti, seguendo la teoria per la quale è lecito annientare le cosiddette “vite indegne di vivere”, uccidere degli innocenti se si ritiene che la loro esistenza non abbia più valore per il popolo e per lo stato. E’ questa una dottrina terribile, che vuol giustificare l’assassinio degli innocenti, che giustifica teoricamente l’uccisione violenta degli invalidi non più in grado di lavorare, degli storpi, dei malati inguaribili, di coloro che sono resi deboli dalla vecchiaia.”
(estratto dalle prediche del vescovo di Munster, von Galen, riportato in op.cit., pag 29-30).
Alexander Schmorell, figlio di uno stimato medico di Monaco, detto Shurik, era amico di Hans Scholl, che, con la sorella Sophie e pochi altri irriducibili difensori della dignità e libertà, furono condannati a morte e assassinati, dopo iniquo e assurdo processo, per mano dei nazisti, difensori dello Stato. Shurik, fuggito da piccolo dalla dittatura comunista sovietica, la Russia dal 1917 era caduta nella trappola del comunismo totalitario, in braccio alla bambinaia, in fuga con i genitori del bimbo, si ritrovava nella trappola nazionalsocialista. Insomma da un socialismo criminale ad un nazionalsocialismo ancora peggiore, forse, diceva “Ora sono caduto dalla padella nella brace”. Sophie non aveva mai avuto paura del lavoro…”
Ma il resto: la costrizione, la vita collettiva nel campo, lo schematismo. E anche questo, alla peggio, le sarebbe stato sopportabile, se le sue convinzioni non l’avessero costretta ad una sopportazione strenua e continua. Non sarebbe stata forse una imperdonabile mancanza di carattere da parte sua muovere anche solo un dito in favore di uno stato fondato sulla menzogna, sull’odio, sull’oppressione? ‘Voglio che procediate retti e liberi nella vita’, aveva detto il babbo. Oh, come poteva essere indicibilmente difficile riuscirvi! (…) Era severamente proibito avere libri propri.”(op.cit., pag.34).
In Germania si seminava conformismo, rivalità, paura, odio, rabbia