Il diritto e la giustizia sono parole complesse e abusate, nonostante la loro apparente semplicità. Per tale motivo prima di addentrarmi in complicate spiegazioni di natura teologico-filosofica e storico-giuridica, mi limiterò ad una mia riflessione sintetica di antica data.
La riflessione implica una visione del diritto naturale e positivo in-scritta all’interno del diritto divino, a sua volta riconoscibile dal cuore e nel cuore di ogni persona dotata di spirito intelligente, angelo o uomo che sia.
Il diritto, se osservato nella storia, troppe volte appare “storto”, non diritto bensì iniquità, leggi non-leggi macchiano la reputazione di esso, offendendo la sua stessa natura di ius, ius quia iussum. Se lo ius non è tale e se la storia di un popolo si fonda su un diritto imperfetto o capovolto nasce la domanda: come può essere ciò? Da dove proviene il male? Come vivere in tale contesto? A questo scopo introduciamo qui il tema in una chiave di lettura che riteniamo utile ad introdurci nel mondo del diritto dal di dentro, fuori degli schemi convenzionali del positivismo giuridico, tecnicismo “giuridichese” fuorviante, che a tante aberrazioni ci conduce.
Ogni nazione
Ogni nazione ha diritto al suo spazio, alla sua libertà di azione e organizzazione, ma dapprima vi è il diritto di ogni essere umano dal concepimento alla morte di vivere degnamente.
Allora, ogni azione politica o militare, che direttamente violenta la vita di singoli, squalifica se stessa e perde ogni diritto, perchè tradisce il primo dovere di ogni essere umano; anzi il secondo che segue il primo: amerai il Signore Dio tuo, con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, amerai il prossimo tuo come ami te stesso (giustamente).
Anche un ateo capisce bene il dovere-diritto non dico di tollerare ma di servire gli altri. Seppure con difficoltà la giustizia è scritta nel cuore dell’uomo prima di divenire diritto positivo e carta dei diritti.
Più carte dei diritti le persone scrivono meno giustizia esiste presso quelle persone.