Il SENSO DEL GIOCO
Gioco e dipendenza
Molti intendono e vedono la vita come un gioco. In effetti, ci viene alla mente: “Dio non gioca a dadi” e gli uomini pavidi si rifugiano nel “divertissement”, cercano di distrarsi dai mali della vita, dal dolore, dalla sofferenza, come? Non pensando, lasciandosi assorbire dall’esistenza, togliendo il freno a mano della volontà, facoltà spirituale e in qualche modo legata alla ragione. La guida diventa allora l’istinto, la ricerca di benessere, il piacere, a volte l’eccesso nel godimento sensibile e spirituale. Nasce spontanea la domanda di senso e la contraddizione seguente: se Dio non gioca a dadi, se vi è nella vita un piano di bene per ciascuno di noi, allora perché io devo soffrire, perché non sempre ottengo la soddisfazione che vorrei? Di più, perché, crescendo e avanzando negli anni, invece di crescere nella capacità di godere e di gioire della vita, sembra che più cerco di comportarmi bene più soffro. Comunque vedo diminuire le mie forze, deperire il mio stesso corpo, vedo morire i miei cari, a volte prematuramente. Osservo sempre più spaventosa la scena della mia morte corporale, e forse finirò nel nulla da cui provengo, o nella materia di cui sono plasmato. Da dove vengo? Dove vado? Perché l’uomo è l’unica creatura che ride, che gioisce, consapevole, ma soffrendo, che ragione si cela dietro tutto ciò, chi o cosa si cela? Forse non dobbiamo nemmeno porci domande simili. Perché non dobbiamo porci tali domande? Perché ad esse non troveremo mai risposta, dicono alcuni. Ma è vero ciò? Rispondiamo, ascoltando noi stessi e molti altri di ieri e di oggi, cercando un percorso, ponendoci sulle tracce del reale e dei sogni, della vita.